13 giugno 2024 · 4 min de lectura
Caso pratico: il moroso cronico che alla fine ha pagato
Caso tipo: condominio di nove appartamenti, un proprietario accumula 2.640 € (quasi tre anni di quote). Le lettere vengono ignorate; in assemblea promette e non mantiene. Il condominio è diviso fra il "poveraccio" e "ci stanno prendendo in giro".
L'errore dei primi due anni
Tutto a voce: solleciti sulle scale, promesse in assemblea senza verbale dettagliato, nessun conteggio formale. Il moroso ha imparato che non succedeva nulla.
La svolta: un processo ordinato
- Un conteggio esatto del debito, quota per quota, approvato in assemblea con autorizzazione espressa all'amministratore ad agire in giudizio. A verbale, con il dettaglio allegato.
- Una raccomandata con il conteggio e quindici giorni di termine, menzionando espressamente il decreto ingiuntivo e le spese.
- Silenzio. Decreto ingiuntivo depositato (senza avvocato: la legge lo agevola per i crediti condominiali con la certificazione della delibera).
L'esito
Ricevuta l'ingiunzione del tribunale, il debitore ha pagato in venti giorni: l'intero debito più le spese del procedimento. Non c'è stata udienza. L'esperienza quasi universale dell'ingiunzione condominiale: la maggioranza paga alla ricezione dell'ingiunzione — la stessa persona che ha ignorato tre anni di lettere.
Le lezioni
- La pazienza infinita non è bontà: è finanziare il moroso con i soldi di chi paga.
- Senza registrazioni (quote emesse, insoluti annotati, comunicazioni datate) non c'è causa: le carte in ordine SONO il procedimento.
- Il diritto di voto sospeso del moroso (finché era in debito) è stato applicato in due assemblee — legittimo e istruttivo.
- E la convivenza: sorprendentemente, è migliorata. L'ambiguità avvelenava più del procedimento.
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